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lo scandalo della banca romana
EPISODIO 1 (andato in onda il 17 gennaio 2010, ore 21:10 Rai Uno)
Nel 1895 a Roma il ministro Miceli promuove una commissione d’inchiesta privata, presieduta dal senatore Alvisi e dall’Ispettore del Ministero del Tesoro Bigini. La commissione è incaricata di stabilire se le sei banche italiane, autorizzate a stampare carta moneta, ne abbiano emesso una quantità superiore a quella consentita. Nel frattempo a Cefalù un giovane giornalista, Mattia Barba, è costretto a chiudere il proprio giornale, Il Corriere di Cefalù, a causa di un sequestro giudiziario. Indignato dall’evidenza che nella piccola provincia la gente non senta la necessità di leggere la verità, il ragazzo decide di recarsi nella capitale dove crede, con una buona dose di ingenuità, sia possibile invece urlare la verità dalle prime colonne dei giornali e cambiare il mondo.
Sul treno che lo conduce alla capitale, Mattia è testimone della misteriosa morte di un uomo, Vincenzo Casella, conosciuto casualmente qualche giorno prima. L’uomo aveva intenzione di denunciare di essere stato vittima dei brogli finanziari e Mattia stesso gli aveva consigliato di segnalare l’accaduto direttamente attraverso uno dei giornali liberi di Roma.
A seguire le indagini della misteriosa morte è l’ispettore Cavaterra, al quale Mattia rivela subito le motivazioni che avevano spinto Casella ad intraprendere il viaggio verso la capitale.
Una volta giunto a Roma, Mattia riesce ad inserirsi immediatamente nel giornale Il popolo Italiano, diretto da Clemente Claudet, da lui considerato da sempre un esempio da seguire. Il giovane siciliano ottiene fin da subito la protezione del suo direttore, che lo aiuta anche a farlo entrare nell’alta società. Qui conosce la bellissima Renata, una cantante della quale si invaghisce immediatamente.
Intanto la commissione d’inchiesta, attraverso l’ispezione dello scrupoloso Gustavo Biagini, scopre un ingente ammanco nella Banca Romana, goffamente mascherato dalla stampa irregolare di banconote. Tanlongo, governatore dell’istituto di credito legato da loschi affari al direttore Claudet, offre dei soldi all’ispettore in cambio del suo silenzio.
In Sicilia continuano a verificarsi morti misteriose che sembrano legate alla mafia locale, ma anche alla banca diretta dal padre di Mattia. Il commissario Cavaterra decide perciò di riparlare con il giovane giornalista per riuscire a fare maggior chiarezza. Completamente assorbito dalla storia d’amore con Renata, dal lavoro e dalla fama, ottenuta  grazie al suo primo articolo diffamatorio nei confronti dell’ispettore Biagini, Mattia sembra non accorgersi del torbido che si muove dietro l’ispezione alla Banca Romana.
In Sicilia intanto, il signor Barba ottiene la visita di Antonio Sarno capocosca mafioso e cliente della sua banca. L’uomo è impegnato in traffici illeciti che coinvolgono Clemente Claudet, la Banca Romana e lo stesso padre di Mattia in prima persona.
Mattia decide di fare una sorpresa al padre e tornare a Cefalù, per raccontargli del proprio successo e soprattutto per presentargli l’affascinante Renata. In paese però si imbatte nel commissario Cavaterra, lì per controllare i movimenti di denaro della banca diretta dall’ingegner Barba. Questi, preoccupato dello stile di vita condotto dal figlio nella capitale, non si mostra in alcun modo contento, anzi gli palesa tutti i suoi dubbi sul sostegno politico accettato dal figlio pur di ottenere la fama tanto bramata.
Al suo ritorno a Roma, Mattia decide di non ascoltare i consigli di suo padre e accetta di “prestare il proprio nome” a Claudet per l’acquisto di numerosi immobili ottenendo, in cambio del favore, uno splendido appartamento in centro dove andare a vivere con la sua conquista.
Mattia non è a conoscenza del fatto che Renata è ancora l’amante di Claudet e che è stata spinta proprio da questi nelle braccia del giovane per ammorbidirlo. In questo gioco di finzioni, Renata si è però realmente innamorata di Mattia a tal punto da confessarlo a Claudet. Durante il confronto tra i due, Claudet la umilia e la caccia via, ma la donna, indignata e disperata, si trattiene per un attimo in casa dello spietato direttore. Assiste così, di nascosto, ad una conversazione tra il suo ex amant6e ed il governatore della Banca Romana, Tanlongo, durante la quale quest’ultimo consegna al direttore un registro importante da custodire al sicuro.

lo scandalo della banca romana
EPISODIO 2 (andato in onda il 18 gennaio 2010, ore 21:10 Rai Uno)
A Cefalù viene ucciso Antonio Sarno, dopo essersi recato a Roma e aver minacciato il direttore del giornale de Il popolo Italiano perché mantenesse gli accordi finanziari presi.
Il commissario rintraccia ancora una volta Mattia per comunicargli che il capocosca, prima di morire, ha fatto il nome di suo padre. Mattia torna nuovamente a Cefalù e scopre, dalle parole del padre, la connivenza esistente tra banchieri, imprenditori, prelati, giornalisti, mafiosi e politici, a spese della gente comune. Questi gli rivela anche di essersi trovato in una situazione difficile e di aver agito contro la legge solo per garantire al suo unico figlio la realizzazione di un sogno: diventare un affermato giornalista.
Mattia dunque torna a Roma per chiedere conferma a Claudet di quanto scoperto in Sicilia. Il direttore non fa altro che aggiungere un piccolo dettaglio alla confessione del padre: non solo suo padre era connivente ma la stessa Renata, la donna da lui tanto amata, lo ha ingannato fingendo di amarlo.
Il giovane siciliano si ritrova da solo e incastrato in un giro di illeciti molto più grande di lui, a causa degli acquisti di molti immobili da parte di Claudet, compiuti a nome del giovane cronista siciliano. Questo lo getta in un periodo di crisi e disperazione in cui rifiuta anche l’amore di Ranata, colpevole di avergli nascosto la verità.
Nel frattempo l’ing. Barba, in preda alla disperazione, scrive una lettera al figlio e si suicida, spingendolo così alla ricerca della verità. Dopo un breve periodo di riflessione, Mattia sembra reagire e torna al giornale ottenendo un posto di maggior privilegio per volontà stessa del direttore, continuando a scrivere articoli falsi per manovrare l’opinione pubblica.
Proprio Cavaterra ha consigliato infatti al giovane di continuare comunque a rimanere in contatto con Claudet per “combatterlo dall’interno”. Da qui la necessità di contattare l’ispettore Biagini per ottenere informazioni sulla sua ispezione alla Banca Romana. Così facendo Mattia e Cavaterra scoprono che il governatore Tanlongo concedeva prestiti senza garanzie facendo stampare a Londra i duplicati delle banconote in circolazione fingendo di sostituire le vecchie con le nuove.
Inoltre, il giornalista siciliano si rende conto, in questo periodo difficile, che Renata era stata sincera con lui e decide di cercarla, ma questa volta è lei a rifiutarlo.
Claudet viene a sapere che Mattia sta solo interpretando un ruolo, per prendere tempo e indagare, insieme con il commissario, sulla questione della Banca Romana. Nonostante ciò non impedisce ai due di continuare le proprie ricerche. Infatti, Mattia e Cavaterra si recano in Sicilia, alla ricerca di prove tangibili di ciò che Biagini aveva scoperto e rivelato loro. Riescono così a trovare dei documenti molto importanti, ma insignificanti per denunciare l’intera situazione. Per farlo, infatti, è necessario cercare e trovare un registro di tutti i movimenti illeciti, della cui esistenza aveva accennato il signor Barba nella lettera scritta al figlio prima di morire.
Renata intanto torna da Mattia e collabora con lui, rivelando di avere ascoltato un colloquio privato tra Claudet e Tanlongo, durante il quale quest’ultimo aveva affidato al direttore un registro molto importante da custodire.I tre riescono a recuperare il registro in casa di Claudet e decidono di non rivelare al Capo della Polizia quanto scoperto, bensì di provocare uno scandalo mediante un articolo rivelatore in prima pagina su “Il Popolo Italiano”. Tutto ciò a scapito dello stesso Mattia, che si era continuato a macchiare del reato di frode pur di tenere a bada Claudet e Tanlongo e poter effettuare le proprie ricerche sulla verità.

   
 
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